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La mia esperienza da Oasis a Vallesaccarda

Il ristorante stellato nel cuore dell’Irpinia

Ciao viaggiatori,

oggi voglio raccontarvi la mia esperienza al ristorante Oasis, una stella Michelin a Vallesaccarda, in provincia di Avellino, nel cuore dell’Irpinia.

Un giorno una mia amica mi chiama e mi dice:
“Che ne dici se andassimo a mangiare in questo ristorante? Me lo ha consigliato un mio amico e mi ha assicurato che si mangia bene”.
Da premettere che io non dico mai di no a un invito al ristorante e, anche se devo essere onesta ero un po’ scettica (non per il ristorante in sé, ma perché nella mia testa era “ad Avellino”… insomma 😅), ho accettato.
E ho fatto benissimo.

Trovarlo non è stato affatto difficile, anzi: è stato lui a trovare noi.
Sulla strada principale arrivi a Vallesaccarda, fai dieci passi e te lo ritrovi sulla sinistra. Più facile di così!

Dall’esterno sembra un ristorante un po’ vecchio stile, di quelli con le grandi vetrate che circondano il locale e le tende bianche. Una volta entrati, però, è tutta un’altra storia.
Si apre con una sorta di ingresso dove, sulla sinistra, si trova la cassa e davanti il bancone del bar. Sulla destra invece c’è un terrazzo davvero bello, che dà l’idea di entrare in un giardino inglese. Purtroppo, complice il freddo, ci siamo fermati lì solo pochi minuti dopo pranzo, ma secondo me nelle belle giornate bere un caffè all’aperto è una vera coccola.

Superata questa prima area, si apre davanti a noi la sala principale. L’ho trovata meravigliosa. Non ho potuto fare foto perché era piena, ma mi è rimasta nel cuore. Per fortuna noi eravamo in una saletta più piccola e riservata, perfetta per goderci l’esperienza con calma.

Era tutto perfetto. Il colore delle pareti era molto forte, ma l’ho trovato estremamente armonico con il resto del locale.

Il nostro tavolo era nell’angolo: perfetto. In filodiffusione venivano trasmesse solo canzoni italiane. Un altro punto a favore dell’atmosfera.

Il tavolo si presentava bellissimo, tanto che sembrava quasi un peccato rovinare quella perfezione.

Tavola minimal, senza fronzoli ma perfetta. Nonostante il tavolo fosse rotondo, stavamo divinamente.

Una volta accomodati, si avvicina a noi la cameriera che ci porge il menù e uno spumante di benvenuto. Devo essere onesta: la scelta era tutt’altro che semplice. Una cosa che ho apprezzato moltissimo del menù è stata la possibilità di ordinare i “mezzi piatti” e il fatto che i prezzi fossero uguali per tutte le portate in base alla categoria (antipasti allo stesso prezzo, primi allo stesso prezzo e così via).

Nella nostra grandissima indecisione abbiamo scelto il menù degustazione: il giusto compromesso tra prezzo e numero di piatti proposti.

La comanda l’ha presa il proprietario del locale, un signore davvero molto gentile, che ci ha consigliato e descritto i vari piatti. Il menù degustazione, infatti, non era fisso: potevamo scegliere noi cosa inserire, purché uguale per tutti i commensali.

Devo dire che è stato estremamente generoso, perché ci ha fatto assaggiare due primi e ben quattro dolci. Una cosa davvero impagabile.

Il valzer del vino è stato lungo… e questa volta non per colpa di mio marito, ma perché il ristorante vanta una carta dei vini che sembra un vero e proprio tomo enciclopedico: raramente ne ho viste di così fornite. Alla fine la scelta è ricaduta su un Taurasi della Tenuta Cavalier Pepe.

“grissini” fatti da loro

Nell’attesa dell’arrivo dei piatti ci siamo coccolati con questi grissini: friabili, con il gusto dell’olio paesano, lo stesso che poi ci avrebbero fatto assaggiare insieme al pane fatto da loro.

Per me, questo è stato il loro biglietto da visita: cosa si può dire di più?

Pane tiepido e olio sempre fatto da loro

Non avevo ancora iniziato a mangiare e già ero completamente estasiata da tutto ciò che mi circondava. Pian piano iniziavo a capire perché questo ristorante ha una stella Michelin.

Succo di pomodoro, verdure fresche e primo sale

Nulla è lasciato al caso. L’entré arriva come un piccolo sorbetto, pensato per pulire il palato dall’olio dei grissini. Pulito, armonico e fresco: il primo quadro è servito, ammirato e degustato.

Dopo una breve pausa e qualche chiacchiera, ecco arrivare l’antipasto.

Uovo, patate, limone e tartufo

E qua l’orologio ha iniziato a rallentare. Nella sua estrema semplicità, un piatto che scalda il cuore. La nota di limone era perfetta: puliva il palato dal grasso dell’uovo e dalla pienezza del tartufo. Quattro ingredienti che non avrei mai pensato di unire… e infatti non ho la stella Michelin! 😅

L’atmosfera era un perfetto equilibrio tra casa e ristorante raffinato. Non fraintendetemi: raffinato lo era eccome, ma non ti metteva soggezione come farebbe un locale “troppo formale”. Non è facile raggiungere questo equilibrio. A certi livelli, sentirsi a casa non è affatto scontato, viste le aspettative e la rigidità dei protocolli da seguire.

Zuppetta con patate, limone, peperone crusco, rapa e fiori di zucca

Un altro quadro, un’altra scoperta. Ingredienti trattati il minimo indispensabile, che sprigionano un sapore unico. Mi ha dato l’idea di “rape e patate” con un tocco decisamente elegante. Peccato fosse poco! Mi stupisco sempre di come con così poco si possa ottenere così tanto.

Una nota più che positiva è stata il servizio: presente ma mai invadente. Cameriere gentilissime e disponibilissime. La cosa che più mi ha colpito? Quando mio marito, alzandosi dal tavolo, ha appoggiato il tovagliolo sul piano e la cameriera lo ha sistemato senza farne un dramma. Che vuoi dire di negativo a un servizio così?

Dopo tutte queste emozioni e riflessioni, ecco arrivare il primo primo.

Candele spezzate, pomodorini arrostiti su barbecue, basilico e colatura di formaggio

La prima cosa che ho notato? L’anellino di peperoncino sul bordo del piatto, per chi lo voleva piccante. Piccoli dettagli che fanno davvero la differenza.

E il piatto? Perfetto. Nulla da aggiungere. In quel momento mi sono sentita a casa. Sì, un piatto più raffinato di quelli che si fanno normalmente a casa, ma la sensazione era quella. A testimonianza, nessuno parlava. Avrei voluto dare un bacio in fronte allo chef! 😅

In tutto questo viaggio — o meglio, metà viaggio — trovare qualcosa che non andasse era veramente molto, molto difficile. E così siamo arrivati al secondo primo, il giro di boa del nostro percorso.

Raviolo ricotta, salsa alle noci e aglio bruciato

Qua si è fermato l’orologio. Il mio piatto preferito. Punto.

Equilibrio, gusto, piacere, pienezza… che altro dire? Avrei fatto il bis… e forse anche il tris! L’aglio si sentiva, ma senza essere invadente: era il giusto collante tra tutti gli ingredienti. La sfoglia tirata a regola d’arte e il ripieno presente senza essere parsimonioso.

Mi ero emozionata.

Fino a quel momento il pranzo era stato straordinario. Avevamo parlato un po’ di tutto, dalla musica ai viaggi, fino alle cose di tutti i giorni. Le attese tra una portata e l’altra erano giuste: né troppo lunghe né troppo brevi.

Maialino bianco con zucchine alla scapece

Qui il coltello poteva tranquillamente rimanere in cucina. La carne era di una morbidezza sconvolgente, per non parlare del sapore. Le zucchine fritte davano al piatto quella nota mancante. Tutto era bilanciato e ogni elemento compensava l’altro.

Più andavo avanti con la degustazione di questo menù, più capivo il perché del premio. Per arrivare a questi livelli bisogna conoscere bene la materia prima: da dove viene, come trattarla e come presentarla (perché non tutte le zucchine, in questo caso, sono uguali). Se fosse facile, tutti i ristoranti avrebbero una stella e tutti avrebbero un ristorante.

Come ogni pranzo che si rispetti, era arrivato il momento dei dolci. Dolci, al plurale, perché alla fine dei conti erano tre. Partiamo da un “sorbetto”.

Sorbello alla fragola con biscotto

Curiosamente, ciò che mi ha colpito di più di questo piatto non è stato il sorbetto in sé, ma la coppa in cui era servito. Mi ha riportato agli anni ’90, ai bicchieri di champagne dei Capodanni passati: un piccolo fascino nostalgico che ti fa sorridere. Lo so, può sembrare strano, ma è stata proprio questa sensazione a restarmi impressa. Non sono una grande amante dei sorbetti o dei gelati — i dolci troppo freddi in generale — eppure questo era delicato, fresco, pulito al palato. Molto buono: un perfetto “pulisci palato”, senza eccessi, ma perfettamente bilanciato.

Dopo questo buon sorbetto, la piccola pasticceria.

Pralina al cocco con mandorla, bignè ai frutti di bosco, biscotto al burro con cioccolato, pan di spagna all’arancia

Qua mi sono sentita in una vera sala da tè inglese. Sì, esattamente quello che ho detto. Già solo questo, per me, bastava come dolce. Ma in realtà erano quattro pezzi, e non certo piccoli. Ogni boccone era unico. La pralina era spettacolare: il cocco delicato, appena percettibile, senza mai diventare stucchevole, e la mandorla aggiungeva una croccantezza perfetta. Il bignè, soffice e pieno, sprigionava freschezza ad ogni morso. Il biscotto, leggermente salato, era forse il pezzo che mi è piaciuto meno: quel pizzico di sale nei dolci non mi convince del tutto. Il pan di Spagna, invece, era la coccola perfetta, quella torta che faresti in un pomeriggio di pioggia, morbida e dolce, con un profumo che ti avvolge e ti fa sentire a casa.

Per me poteva benissimo finire così ma mancava il colpo di grazia: i quattro dolci.

Crema acida, rosmarino, miele di sulla e tartufo irpino

Questo dolce ha un solo aggettivo: GENIALE. Chi lo ha pensato deve essere un pazzo… in senso buono. È di una bontà senza pari. Descriverlo non è facile: uno pensa “Oddio”… in negativo, e poi lo assaggia e diventa un “ODDIO!!!” di pura gioia. È così buono che io avrei dato la stella solo per questo dolce. E non sto scherzando.

Coulis di lamponi, gelato alla vaniglia, cuore di fragoline e cioccolato croccante

Un dolce classico con la nota di finezza. L’abbinamento dei frutti rossi con il cioccolato è un grande classico. Avvolgente e con il cioccolato croccante ha la carica in più.

Millefoglie, crema casalinga, nocciole e amarene selvatiche

E con questo si torna a casa. Servito leggermente tiepido, la crema era molto delicata a dispetto di quello che sono le creme pasticcere classiche. Le amarene davano l’acidità giusta, gli strati croccanti e perfetti. Tra tutti e quattro quello più grande.

Frutto della passione, gelato al caramello e biscotto salato

Voi avreste unito frutto della passione e caramello? Io no, loro si. A vederlo sembra un uovo fritto al contrario. A dispetto dei suoi ingredienti era molto fresco e per niente stucchevole. Quando leggo caramello penso sempre a qualcosa di mieloso, troppo da bocca impastata. Qua a pensare così si fa peccato. E’ l’ingrediente perfetto da stare con quel frutto.

Dopo il giro dei dolci, dove tutti hanno assaggiato tutto, abbiamo preso il caffè e il liquore.

Grappa di Fiano e caffè

Ora mi direte: “Ma che fai la foto al caffè?”: OVVIO. MA AVETE VISTO BENE COME E’ STATO SERVITO? Si, perchè sono rimasta estasiata dalla cosa.

Il liquore non so com’era, ma mio marito ha detto che era buonissimo e che il ghiaccio era perfetto.

Conclusione migliore di questo viaggio non ci poteva essere.

IL conto? 90 a persona vino escluso.

In breve, il ristorante Oasis a Vallesaccarda è stato un vero viaggio nel gusto nel cuore dell’Irpinia. Ogni piatto, dai primi ai dolci, racconta la passione per gli ingredienti locali e la cura dei dettagli che solo un ristorante stellato Michelin può avere. L’atmosfera è accogliente, il servizio impeccabile, e la cucina… beh, lascia davvero senza parole. Se volete provare una cucina gourmet che sorprende e coccola, Oasis è il posto perfetto: una tappa che non dimenticherete facilmente.

Un 😚.

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