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Otto m.s.l. (Napoli): menù degustazione con vista sul lungomare

Ciao viaggiatori,

domenica scorsa mio marito ed io siamo stati a Napoli. Mancavamo da prima del Covid… insomma, una vita fa. Ne abbiamo approfittato soprattutto per andare a vedere il murales di Maradona e vi devo dire che è vero, appena si arriva li si respira quasi un’aria sacra, come un luogo di culto. Ma non immaginatevi chissà che cosa a livello di grandezza: è una piazzetta con questo enorme murales e decine e decine di persone che lo ammirano, si scattano foto ricordo e comprano souvenires.

Dopo questo giro nei quartieri, con passo lento e senza fretta, ci siamo diretti a Via Caracciolo per respirare un pò di aria di mare e stare meno soffocati dai vicoli. Si, sono meravigliosi e senti la vera essenza di Napoli, ma non quando sono strapieni di persone!!! Diventa molto difficile fare tutto.

Stranamente non avevamo intenzione di mangiare street food, anche perchè era per noi una giornata un particolare. Lungo tutta Via Caracciolo ci sono decine e decine di locali, quello più recente e quello più storico ma a me aveva colpito questo. Si tratta del ristorante del Royal Continental (roba da poco insomma), uno dei più begli alberghi del lungomare. Per la precisione questo affaccia di fronte al Castel dell’Ovo.

Il ristorante, a differenza degli altri, si trova a otto metri sopra il livello del mare (da qui il suo nome). E’ diviso in due sale: una per gli ospiti dell’albergo e una per gli avventori.

Poichè dovevamo tornare a casa nel tardo pomeriggio ed eravamo arrivati in città con all’autobus, abbiamo pranzato con le galline, ma ne è valsa la pena… eravamo solo noi nel locale!!!

L’ingresso al ristorante

Fatta la rampa di scale ci accoglie una grande porta a vetri scorrevole. Dietro di essa ad attenderci un ragazzo con un gran sorriso che ci aveva chiesto se avessimo prenotato. A questa domanda forse il cuore si è fermato un secondo ma quando ho visto che ci accompagnava al tavolo che volevo vicino alle vetrate per vedere il mare ho esultato interiormente. Era sconveniente farlo dal vivo!!!

La piccola insegna fuori la porta a vetri

Una volta seduti… nessun valzer di bevande!!! Avete capito bene ma la risposta è semplice: abbiamo fatto il menù degustazione con vini abbinati. Ma la bottiglia di acqua ce la siamo fatta portare comunque.

La sensazione di essere i primi in un ristorante non ha prezzo, giuro.

Sala e tavoli enormi per stare comodi

Nell’attesa dell’arrivo del primo piatto proposto nel menù degustazione, abbiamo ammirato il bellissimo panorama che si affacciava sotto di noi. Mangiare con il mare a pochi passi non ha prezzo. Ogni volta che succede mi da un senso di pace e tutto ha un gusto più buono. Le vetrate del ristorante attutivano molto il trambusto ordinato del lungomare di Napoli.

Era da troppo tempo che mancavo da questa bellissima città

Il tavolo era enorme!!! Per due persone decisamente grande ma meglio cosi: i tavoli piccoli impediscono ogni movimento. Poi quello che io amo, l’assenza della tovaglia e tutto minimal.

Nell’attesa dell’attesa il cameriere ci ha portato la focaccia e il pane fatti da loro. Anche l’olio, fatto nella tenuta di Sorrento del proprietario dell’albergo e macerato su foglie di limone. Che posso dire??? Sole che il sapore era pazzesco!!! Ero comodamente seduta sotto un limoneto a Sorrento…

Dopo questo viaggio sensoriale ecco arrivare il cameriere con l’entrè di benvenuto.

(SPOILER: DALL’ARRIVO DELLA PRIMA PORTATA L’OROLOGIO SI E’ FERMATO)

Fiore di zucca ripieno con ricotta e salame, maionese con polvere di olive nere

Peccato che era solo mezzo!! Saporito, poetico e la maionese dava la nota che mancava. Tanto che mi piaceva me lo sono gustata il più possibile. Mio marito era estasiato. Volevo fare la faccia tosta per il bis, ma lui avrebbe detto che ero sempre la solita…

Nel mentre del dibattito, Roberto (il cameriere, meglio chiamarlo per nome visto che lo so) ci versa il primo bicchiere.

Bollicine come primo bicchiere di degustazione

La scelta del bicchiere è tutto dire. Nulla dato al caso. Di colore giallo intenso, è uno spumante campano dove la sua coltivazione viene eseguita interamente a mano con l’uso di scale poichè le viti sono ad una altezza di 10-12 metri. L’ho adorato. Paradossalmente, per essere uno spumante, l’ho percepito secco ma con questo retrogusto allegro dato dalle bollicine che ho adorato. A saperlo avrei preso solo questa bottiglia per il pranzo. Di tutti e tre è quello che mi è piaciuto di più.

Roberto ci ha accompagnato come un cicerone in città per tutto il pranzo. Ci ha raccontato e spiegato ogni piatto con amore e dedizione.

Polpo in doppia cottura, salsa tonnata, riduzione di manzo e polvere di olive nere

E qua oltre l’orologio anche il tempo si è fermato. Un piatto che non riesco a descrivere tanto che era buono ma una cosa ve la posso dire: la riduzione di manzo è G.E.N.I.A.L.E. E’ la sapidità che manca al piatto. Per non parlare della maionese che era una mousse. Pochi piatti mi hanno emozionato come questo. Mio marito aveva perso l’uso della parola!!!

Quando Roberto si era avvicinato al tavolo per chiedere come fosse andata i piatti vuoti e la scarpetta fatta parlavano per noi. Si, perchè se un piatto mi piace io la scarpetta la faccio. Punto.

Secondo bicchiere per il primo

Nonostante abbiam bevuto molti vini della cantina Feudi di San Gregorio questo non l’ho mai visto. C’è anche da dire che di vini bianchi ne beviamo molto pochi, preferiamo i rosati e i rossi.

Di un giallo un pò più delicato rispetto al primo, si presenta con un bel carattere e bello pieno. Anche se con queste caratteristiche non lo metto al livello dello spumante. Si, ok, sono vini diversi ma come gusto personale non tra i miei preferiti.

Ed ecco arrivare il primo.

Mezze maniche al nero di seppia, calamaro crudo e cotto con stelline di carota

La pasta è fatta da loro. Tenuta perfetta e gusto presente. Il nero di seppia non copre il calamaro che si trova in due consistenze (crudo e cotto). A parer mio l’unica nota stonata sono le stelline di carota. Ma si può tranquillamente soprassedere per un piatto del genere. E devo dire anche di quantità: il piatto a cappello di prete frega sempre. E due, dove mio marito è rimasto in silenzio…

Si, effettivamente in questo pranzo non abbiamo parlato molto.

Dopo aver finito il secondo bicchiere (non erano calici erano bicchieri) ecco arrivare il terzo ed ultimo vino. Poco prima Roberto ci aveva chiesto se poteva cambiare l’ultima bottiglia con una spagnola. E mio marito poteva mai dire di no alla possibilità di provare un nuovo vino? Certo che no.

Terzo bicchiere per il secondo

Di un colore giallo meraviglioso, quasi trasparente. Un bel profumo fresco e fruttato. Devo essere onesta? Mi ha deluso. Appena lo assaggi esplode in bocca con un gusto che eguaglia il profumo, poi in un secondo scompare lasciando la bocca pulita, forse anche troppo. E’ anche vero che non ci può piacere tutto ma una cosa ve la posso dire: nonostante il mio parere negativo era il vino perfetto per il secondo.

Ricciola cotta a bassa temperatura su crema di grissini al cappero e grissini sbriciolati

Qua l’orologio si è rotto e il tempo ha iniziato a dare di matto. Una ricciola che era latte, la sua pelle croccantissima e quella crema era poetica. Il cappero era l’amante perfetto della ricciola. Lo yin e yang dei piatti. Ma perchè fanno le porzioni così “piccole”??? Un piatto con un carattere cosi forte come un pugno nello stomaco per forza di cose ci vuole un vino come quello.

Mentre io piangevo di gioia dall’altro lato del tavolo un silenzio da meditazione.

Finire l’ultimo bicchiere di vino non è stato per niente facile. Resto convinta che fossero abbondati come dosi. A questo punto del pranzo un pò di sosta dove ho chiesto alla ragazza che era venuta a sparecchiare se poteva far venire lo chef appena poteva. Detto fatto: in un batter d’occhio lo chef era vicino a noi. Non era come me lo aspettavo: corporatura normale e giovane, occhio furbetto di uno che sa il fatto suo e stretta di mano forte. Che gli potevo dire?? Solo “vai continua così sei tutti noi” con tanto di striscione… Invece no, gli ho fatto un complimento complimentissimo più sobrio ma non meno accalorato.

Nel frattempo nella sala erano arrivate altre persone. Purtroppo era arrivato il momento del dolce. Dico purtroppo perchè avrei continuato ad assaggiare piatti su piatti su piatti.

Mousse ai frutti di bosco, mousse ai semi di sesamo e biscotto al grano saraceno

Non lo volevo mangiare era troppo bello!!! A romperlo mi è venuta una stretta al cuore. Ma una volta assaggiato mi sono detta che avevo fatto bene. Fresco, cremoso, perfettamente bilanciato in tutto e ho mangiato la menta, che odio, ma dava l’accellerata al dolce. (mentre scrivo lo ammiro manco fosse un quadro…).

Finito anche l’ultimo piatto della degustazione ecco arrivare… il caffè, non il conto. Ma non un semplice caffè…

Tartufini e cioccolatini al cioccolato fondente

Da un lato i tartufini che accompagnavano il mio caffè, dall’altre i cioccolatini che accompagnavano il liquore di mio marito. Ora mi direte “Ma cosa avranno di tanto particolare?”: TUTTO. I primi erano serviti un pò freddi tanto da sembrare dei mini gelati al cioccolato; i secondi erano ripieni di una mousse al cioccolato fondente. Emozionante!!!

Purtroppo il viaggio termina qui, come dice un noto presentatore.

Il conto? 220-230 e si, ci sta decisamente tutto. Menù perfetto, camerieri gentilissimi che ti coccolano e ti raccontano la storia del piatto, abbinamenti di vini centrati al 200% e lo spettacolo di uno dei lungomare più belli del mondo. Cosa volere di più?.

Un.

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